Apologia al capitalismo 4

gennaio 12, 2011

Propongo un fine ultimo che giustifichi l’esistenza del capitalismo: la creazione della “realtà”.

Chiaramente gli abitanti delle città vivono in maniera distaccata dalla realtà naturale per cui sarebbero destinati. Non viviamo gli stessi pericoli dei nostri antenati. Però la realtà in cui viviamo ha comunque delle caratteristiche e dei punti di riferimento, e questi sono dati dal capitale. Come lui cambiano in continuazione, aggiornandosi.

Moltissimi aspetti della realtà hanno ormai un prezzo o comunque sono entrati nell’ingranaggio del sistema capitalistico. I vari bisogni sono codificati ed hanno dei concorrenti e forniscono uno status. Si crea una struttura di convinzioni del tipo “se faccio questo avrò quest’altro”, mediato dall’utilizzo del denaro. Il nostro cervello può quindi lavorare per inquadrare uno “scopo della vita”, oppure “cosa farò tra cinque anni”. Comunque provare a rispondere a domande, in base alle osservazioni esterne. Più queste osservazioni sono veritiere più siamo soddisfatti.

Ora, sarebbe molto difficile discutere su cosa sia “reale” o “importante” o  un ragionevole “scopo della vita”, ma il capitalismo riesce incredibilmente a dare un significato a queste domande, ed è molto condiviso tra le persone.

Bisogna notare inoltre che molti sotto-sistemi non capitalistici vengono comunque fagocitati all’interno del capitalismo. Ad esempio l’arte o la famiglia.

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