Apologia al capitalismo 2

gennaio 10, 2011

Un secondo aspetto del capitalismo è usualmente criticato: le disuguaglianze che vengono create all’interno della società. In effetti è corretto pensare che le disuguaglianze dovrebbero essere minimizzate, ma questo non è possibile per un semplice motivo: non siamo fatti così. Il nostro cervello ci spinge a dominare gli altri, in un modo o nell’altro, siamo codificati per sopraffare. Il fatto che qualcuno voglia veramente l’uguaglianza non toglie che la maggior parte delle persone non la vogliono.

Ora, il problema tecnico è quello di creare delle regole che riescano a creare l’uguaglianza. Ma appena facciamo delle regole la maggior parte degli individui si sforza al massimo per infrangerle. E’ sempre successo. Gli unici modi plausibili per imporre delle regole alle persone sono quelli morali, per cui religioni o ideologie, ma che hanno il prezzo di limitare la libertà di pensiero.

Un’altra critica è che il capitalismo interagisce negativamente con la democrazia. Anche questo è vero e, purtroppo, crea un falso capitalismo in cui i politici modificano le regole a proprio vantaggio.

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5 Risposte to “Apologia al capitalismo 2”

  1. lombagol said

    Un altro punto a favore del Capitalismo l’incremento della felicità media che si riscontra nelle società che lo adottano (ovviamente la felicità è incomputabile e la mia è solo una teoria non giustificata, ma solo intuita).
    Il capitalismo funziona così bene sotto tanti punti di vista che ha il tragico problema di sviluppare solo culture giustificazioniste, e quasi mai critiche nei suoi confronti. Tuttavia la varietà di culture differenti presenti nelle società, potrebbe rivelarsi cruciale in momenti di crisi del sistema capitalistico.
    L’umanità dovrebbe farsi carico del problema dell’esistenza del proprio genere a lungo termine, e questo è impossibile farlo accettando acriticamente il proprio stile di vita solo perchè apparentemente funziona.

  2. nicolaennio said

    Interessante. Se vuoi scrivere una breve critica al capitalismo sei il benvenuto qua.

  3. nicolaennio said

    Dimenticavo. Wow, un lettore!

  4. lombagol said

    Nicola, non son degno di scrivere sul tuo blog.

    Comunque critico fermamente la tua affermazione “Il nostro cervello ci spinge a dominare gli altri, in un modo o nell’altro, siamo codificati per sopraffare” per diversi motivi:
    1- che prove hai per dirlo? se fosse vero temo che la civiltà non esisterebbe
    2- non penso si possa derivare da una qualunque, presunta o evidente, caratteristica unmana una valutazione morale di un sistema socio/economico. Quello lo faceva Hitler.
    3- le persone sono differenti. La biodiversità è la salvezza del genere umano. Secondo voi esiste una qualunque caratteristica umana che sia condivisa da TUTTI, ma proprio TUTTI gli esseri umani? Io non so rispondere.

    • nicolaennio said

      ehi, certo che sei degno!

      Non vuol essere una affermazione universale ma statisticamente rilevante. Tipo “buona parte delle persone tende a dominare”. Il fatto che le persone siano differenti non vuol dire che i sottoinsiemi si neutralizzino tra loro.

      1 – Allora, la tendenza naturale al dominio lo vedi dal modo in cui l’uomo sfrutta la natura e come si pone superiore agli animali. Un secondo indizio lo hai da quante persone accettano il dominio degli altri “invidiandoli”. Terzo, ci sono studi su come le persone si comportano in caso di “ignoranza strategica” (http://journal.sjdm.org/9814/jdm9814.pdf)
      2 – non capisco bene, direi che il sistema socio-economico si basa fondamentalmente sulle caratteristiche umane (poi le risorse ed infine le tecniche)
      3 – Noi chi? Comunque nel post ho semplificato. In realtà basterebbe anche una piccola minoranza di “dominatori”, per costringere a creare delle regole apposta.

      Ammetto che sia una frase molto semplificativa, e che forse attribuisce colpe che le persone non hanno. Ad esempio ci si può comportare in maniera dominante per paura di essere dominati. Magari il numero di persone intrinsecamente dominanti sono molto poche. Ma è anche uno di quei comportamenti che costringono gli altri ad adeguarsi, quindi è osservazionalmente rilevante.

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