Sogno, o son desto.

settembre 10, 2010

Oppure son desto, o sogno?

In questo breve scritto proverò a ricostruire i pochi eventi che sono avvenuti la mattina del 12 agosto 2010, in quel breve lasso di tempo chiamato risveglio. Di per sé il racconto è banale. Ad una seconda lettura, però, si scopre un interessante meccanismo del nostro cervello.

Durante il sogno stavo camminando lungo una strada di un’enorme città sospesa nell’aria. Oltre la ringhiera si poteva scorgere, verso il basso, una cascata. Ma c’era acqua ovunque, ed insieme ad altre due persone contemplavamo come fontane sgorgassero da ogni dove. Il colore predominante era il giallo, e come in ogni sogno che mi ricordo, non c’era né capo né coda. E comunque qui arriva il suono della sveglia, alle 6:00 del mattino presto. Di solito mi sveglio più tardi, ma visto che devo prendere un treno devo alzarmi prima. Dunque ci vuole un certo sforzo perché io dimentichi la città volante, per poter lasciare che gli affanni della giornata riempano, prepotentemente, la coscienza. Tutto qua, spengo la sveglia e mi alzo.

Avevo detto che era un po’ banale. Avevo anche promesso la presenza di un trucco. Ebbene, quello che mi ricordo è il sogno e quindi il suono della sveglia. La parola “ricordo” non è adatta, più che altro l’ho “vissuto”, ma continuerò a dire “ricordo”. D’altra parte assumo che se la sveglia non avesse suonato non mi sarei mai ricordato il sogno. Questo perché usualmente non ricordo i sogni. Ne deduco che prima ha suonato la sveglia, dopodiché il mio cervello ha risvegliato la memoria a lungo termine, che ha recuperato, così per dire, quei rimasugli di flusso di coscienza che passavano lì per caso, incassandoli nei ricordi. Però non basta, questa non è la sequenza temporale che mi è rimasta impressa.

Quindi ecco una nuova spiegazione. Al suono della sveglia il cervello ha attivato la memoria a lungo termine e la coscienza. Entrambi questi organi hanno ricevuto l’ultimo flusso di informazioni, a partire da pochi secondi prima del suono della sveglia, quindi il sogno è “arrivato” allo stato cosciente e solo dopo ho “sentito” il suono della sveglia. Quindi dovrei aver percepito il suono della sveglia qualche secondo dopo il suo suono.

E tutto questo mi ricorda il libro che ho letto “Mind Time” di Benjamin Libet. Mezzo secondo tra te e la realtà.

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