Il rasoio di Occam è in basso a sinistra

aprile 29, 2010

Relativamente al mio precedente post sulla predicibilità e verificabilità.

Il principio del rasoio di Occam dice “Entia non sunt multiplicanda sine necessitate”, cioé gli enti non dovrebbero essere più di quel che è necessario.

Credo che in fondo sia solo una tautologia: quello che è inutile è inutile.

A pensarci bene ammette la propria inutilità. Ma, purtroppo, è peggio di essere inutile, è fuorviante. Infatti viene spesso interpretato (in maniera alternativa e un po’ arbitraria) come un “metodo” di scelta delle teorie, per cui queste teorie dovrebbero essere quanto più “semplici” possibile. Prendiamo, ad esempio, la solita teoria del complotto (quella per cui il mondo sarebbe controllato da una setta, e ogni volta che succede qualcosa di imprevisto nell’economia globale si può rispondere: “è colpa del complotto”), ovviamente è una teoria non verificabile, in particolare perché possono aggiungere ingredienti a piacimento per spiegare ogni cosa: “la terra in realtà è piatta” – “ma io pensavo fosse tonda: lo dicono gli scienziati, la storia e la tv” – “sì, ma è tutto un complotto, in realtà è piatta”. Quindi in questo caso, per il rasoio di Occam, andrebbe dichiarata implausibile.

Mi duole ammettere però che la teoria del complotto non è un approccio così sbagliato. In generale creare teorie con una molteplicità di enti può anche andare bene. La scienza è piena di complicate teorie che descrivono la realtà. E poi è questo il modo in cui Truman (Jim Carrey) scappa dalla realtà finta nel The Truman Show.

Prendiamo questa domanda: come funziona il corpo umano? Risposta: è composto da minuscoli sacchettini d’acqua super intelligenti che al loro interno hanno un computer con dentro tutte le informazioni riguardanti sia l’intero sistema sia i compiti che devono eseguire, dall’elaborazione del cibo ai segnali per procreare. I sacchettini stessi si possono riprodurre, suicidare e i loro resti vengono riutilizzati dagli altri.

Non suona come un “complotto”?

Vediamo, di cosa è fatta la materia? Ci sono delle particelle piccolissimissime che stanno attaccate insieme grazie ad una energia pari a quella di una bomba atomica, però in realtà alcune, gli elettroni, non sono solo palline, contemporaneamente sono energia pura. Inoltre non si può dire che stiano in un punto, ma sono ovunque e da nessuna parte allo stesso momento.

Questo è un buon inizio per una religione?

L’unica cosa importante è che una teoria predica e sia verificabile. Poi può essere complicata quanto le pare e piace.

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9 Risposte to “Il rasoio di Occam è in basso a sinistra”

  1. omega1ck said

    Non sono del tutto d’accordo. Che una teoria faccia predizioni e sia falsificabile, sono due prerequisiti per poter definire la teoria in questione “scientifica” (e nota che in alcuni casi già andiamo male a questo stadio, vedi teoria delle stringhe). Il rasoio di Occam interviene a uno stadio successivo, quando si tratta di discriminare tra teorie scientifiche che spiegano i medesimi fenomeni, e IMHO come principio metodologico è utile.
    Ad esempio tempo fa mi ero imbattuto negli scritti di un tipo che si era inventato una sua versione dell’elettrodinamica in cui c’era l’etere. La teoria era perfettamente compatibile con la relatività speciale (e quindi con gli esperimenti): il suo “etere” non era un mezzo meccanico ma serviva unicamente come supporto per le onde EM (praticamente al tipo non andava giù l’idea che il campo EM si propaga anche nel vuoto). Ecco, il rasoio di Occam lo vedo bene per discriminare questo tipo di situazioni.

  2. nicolaennio said

    Sì, però rimane pur sempre una scelta “arbitraria” delle teorie, perché tanto l’unico modo, in questo caso, per escludere la presenza dell’etere è fare un esperimento.

    E’ ovvio che, invece, se l’etere è inutile, cioé sono parole a vanvera, allora lo si deve escludere, però in quel caso è banale.

  3. Riccardo said

    Ok, prendiamolo pure come un “principio pratico” allora… e comunque il rasoio di Occam non dice mai “quanto” complicata debba essere una teoria. Ecco perchè secondo me omega1ck non ha per niente torto. La “complicazione” va “definita” sempre in modo relativo, in questo caso si può facilmente discriminare.

  4. nicolaennio said

    Sì, ma di solito uno non conosce la “relatività” della propria teoria, quindi non ha significato la definizione di semplicità.

  5. Riccardo said

    Perchè no? Se due teorie funzionano entrambe, ma una necessita per l’appunto di più “enti” per funzionare rispetto all’altra (siano essi il classico etere, campi di Higgs vari, dimensioni aggiuntive, ecc) è necessariamente più complessa dell’altra, no?

  6. nicolaennio said

    Non intendevo dire che non si possono confrontare tra loro delle teorie per la loro complessità. Però se non conosciamo la realtà sottostante, che modelliamo con la teoria, non sappiamo se la teoria semplice è in realtà semplicistica, e magari la teoria con più enti si ritrova ad essere più vicina alla realtà, cioé con più capacità predittiva. In altre parole: magari l’etere esiste, e noi lo abbiamo escluso perché apparentemente inutile.

  7. Riccardo said

    Questo è verissimo! Un esempio calzante con quello che hai detto è per esempio la costante cosmologica, introdotta dallo zio Albert per un motivo assolutamente inutile (si era fissato col considerare l’universo stazionario, minchiata solenne sconfessata poi da Hubble). Ed ecco che alla fine degli anni novanta viene fuori una componente repulsiva della gravità sulla scala delle distanze galattiche, per cui la costante cosmologica torna prepotentemente in gioco…
    Quello da cui però dissento è che “magari la teoria con più enti si ritrova ad essere più vicina alla realtà, cioé con più capacità predittiva”: due teorie andrebbero confrontate a parità di predittività di uno stesso set di fenomeni osservati. La capacità predittiva delle due teorie è quindi la stessa, una delle due ha degli enti inutili a tale scopo, ergo casso la teoria più complessa! Poi, se vengono fuori fenomeni nuovi e inesplicabili con la “teoria più semplice”, si fa sempre in tempo ad aggiungere complessità alla teoria. Si è sempre fatto così, almeno…

    • nicolaennio said

      Ecco, quello che non capisco è “scegliere”. A parità di capacità predittiva non c’è possibilità di scelta.

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