obbligo di docenza per i ricercatori

marzo 26, 2010

Il ministro Gelmini sta preparando, vedi questo link, una riforma degli atenei universitari che sicuramente farà discutere. In particolare sembra che voglia introdurre delle ore di insegnamento obbligatorie per i ricercatori.

Il mondo della ricerca è sconosciuto ai più, diciamo che è quel posto da cui escono le innovazioni che rendono tanto interessante la società: una cura per qualche malattia, una qualche tecnologia o un modo per risparmiare soldi. L’Italia è il fanalino di coda del mondo “ricco”, 33 ricercatori ogni 10000 persone, pensate che in Giappone ce ne sono 97 e nella vicina Francia 61, cioé il triplo ed il doppio.

La tappa successiva al ricercatore è il professore (assistente e successivamente ordinario). E’ una strana abitudine figurarsi i professori universitari intenti ad insegnare dei corsi incomprensibili a degli sfortunati studenti. Infatti il loro lavoro NON è insegnare, per il semplice motivo che non hanno raggiunto, di solito molto faticosamente, quel posto PERCHE’ sono bravi insegnanti. Questo giustifica sia l’incomprensibilità che la sfortuna. Ma meno male che è così visto che il loro lavoro è ricercare.

Essendo però il lavoro del ricercatore profondamente specializzato, di buon grado l’università accetta di tenere dei corsi altrettanto specializzanti, magari per formare le persone che un giorno saranno propri dipendenti! Questo crea una similitudine, solo formale, con le scuole superiori, ma che non è sostanziale perché di intento differente. Allo stesso tempo crea della gran confusione per tutti.

Per dare un’idea di cosa voglia dire ‘obbligare’ i ricercatori ad insegnare, immaginate che gli idraulici siano obbligati a dare 6 ore settimanali di lezioni sul loro mestiere, sembra sensato? Sono forse diventati idraulici perché sanno insegnare? A loro stessi interessa insegnare? Se la vostra risposta è un triplo no siete sulla strada buona per capire l’insensatezza di questa richiesta.

Sottolineiamo una contraddizione: due aspiranti ricercatori, con le stesse caratteristiche anagrafiche, si presentano per cercare un lavoro, uno, che viene dall’estero in Italia (e questo rende l’esempio un pochino immaginario), ha 10 pubblicazioni, l’altro, italiano, ne ha 7, perché il tempo delle altre 3 lo ha dovuto usare per insegnare. Chi assumete? Se io fossi un manager di ricerca sono obbligato a scegliere il primo, perché ha più pubblicazioni, anche se i due hanno lavorato lo stesso tempo. E come al solito quello che succede è che in Italia si forma della gente che poi non viene assunta, neanche in Italia, proprio per il modo in cui è stata obbligata ad essere formata, proprio in Italia. Che poi è un sinonimo di “darsi la zappa sui piedi”.

Qualcuno dice che per fare ricerca bisogna essere anche bravi ad insegnare, o che perlomeno aiuta. Questo è, chiedete ad un ricercatore, vero solo in parte e non giustifica in nessun modo il dispendio di tempo. Secondo me è una di quelle frasi che la madri recitano ciclicamente ai figli per dire “nella vita è importante sapere ” per poi completare con uno di: “cucinare”, “parlare”, “vestirsi”, “farsi delle amicizie”, “mettere da parte dei soldi”,”gestire una casa”,”tenersi informati”,”prendersi delle pause”,”fare dei lavoretti in casa”, “coltivare degli interessi fuori dal lavoro”, etc.

Arrivati a questo punto critico vi aspetterete che proprio io, autore di questa polemica, sia in grado di darvi la soluzione completa e totale al problema, pena il rifiuto completo di tutto quello che ho detto ed il ritorno a questo sfortunato stato di cose. Per fortuna la soluzione è già stata trovata tempo fa dei miei predecessori: andare a fare ricerca all’estero: più soldi (sia di stipendio sia per la ricerca), più soddisfazioni, più riconoscimenti, più felicità.

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Una Risposta to “obbligo di docenza per i ricercatori”

  1. […] obbligo di docenza per i ricercatori March 2010 Pubblicato da nicolaennio Inserito Uncategorized Lascia un commento » LikeBe the first to like this post. […]

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