I Suoi errori

marzo 31, 2010

Anche se in questo mondo governa la televisione, non è detto che le cose che vi vengono dette siano vere. Incredibilmente succede più spesso il contrario.

– Innanzitutto dieci mani hanno cinquanta dita, non cento

http://www.youtube.com/watch?v=ZQDbtqiBDwo

– Secondo Fermi ha diviso l’atomo, non la cellula

http://www.youtube.com/watch?v=l8iFXd0bzz4

– Terzo, 1 euro = 1.936,27 lire

http://www.youtube.com/watch?v=RXYRKFMxF2Y

Tutti gli errori sono Suoi, sua eminenza AmoreLiberta-Contro-ComunistaOdioInvidiaCalunniaDerisione

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La ricerca è difficile

marzo 29, 2010

E’ indubbio che non siano molto chiare la difficoltà della ricerca. Vorrei delineare delle ragioni per questo.

Difficoltà percepita della ricerca. Nessuna. Ormai non stupisce più niente. I media, nel loro sacrosanto compito di divulgazione, non possono trasmettere la fatica e l’unicità delle scoperte scientifiche. Questo per esempio è utilizzato da vari ciarlatani per truffare la gente, dichiarando l’invenzione di oggetti che, se fosse vera, varrebbe loro una fama internazionale destinata a perdurare nei millenni a venire. Invece si accontentano di chiedervi poche centinaia di euro. (Vedi la setta Re Mayala stufetta miracolosa).

Difficile. Impossibile. Senza significato. Una cosa è difficile quando la si può fare ma ci vogliono molte risorse economiche e umane. Ad esempio verificare l’efficacia di un farmaco è difficile, se qualcuno ci riesce si può dire che abbia fatto una scoperta scientifica. Purtroppo non possiamo scoprire quello che vogliamo, e spesso le cose sono impossibili. Fra questi il moto perpetuo, creare una teoria assiomatica che spieghi ogni cosa, l’immortalità, etc. Senza significato, come la maggior parte delle bufale scientifiche, qui ci rientra l’omeopatia, la relazione tra i vaccini e l’autismo, il gene del [“obesità”,”longevità”] etc., la cura per il cancro (quale tipo cancro?) etc. La ricerca è quindi, per definizione, difficile.

Predisposizione dell’uomo all’abitudine. Siamo tutti abituati al telefonino. Tempo per abituarci? Pochissimo. dieci anni. Il nostro cervello è un maestro nel farci abituare, una volta abituati, zac!, non ci accorgiamo più che prima non eravamo abitutati. Sono fenomeni oggetto di studio. Citerò degli esempi molto delicati e controversi,cioé  il consumo di latte e di pasta. Nella dieta italiana sono ormai alimenti fondamentali, ma da quanto tempo lo sono per l’uomo? Dai romani? Dal meno sapiente homo sapiens? Dal 2, un po’ di zeri e quindi Avanti Cristo? No, da settant’anni. Cioé da quando hanno capito come sfruttare le mucche a livello industriale. Ne parla qualcuno? No, perché lo danno per scontato tutti. Un alimento così sano e completo, buono, ricco di calcio, proteine perché dubitare? Parliamo della pasta, c’è da molto tempo, perché dubitare di questo alimento? Perché ormai la consumiamo in grandi quantità tutti i giorni, ma possiamo permettercelo? Eppure nella società sono sempre più frequente il fenomeno della celiachia e dell’intolleranza al latte. Ma se non ne sentite i sintomi sarà proprio vero che non ne soffriate?

L’unicità. Di scoperta se ne fa una. Non si può scoprire due volte il DNA. Lo scienziato è colui che scopre la prima aspirina, la prima pianta Stella di Natale,  la prima risonanza magnetica, il primo tubo catodico. Poi dopo vengono prodotti in serie, da altri.

Anche se i ricercatori sono persone gentili, pronte a spiegarvi in parole povere il succo della loro ricerca, in realtà compiono un lavoro difficile. Se ce ne rendiamo conto riusciamo a capire l’estrema eccezionalità di ogni scoperta scientifica

Il ministro Gelmini sta preparando, vedi questo link, una riforma degli atenei universitari che sicuramente farà discutere. In particolare sembra che voglia introdurre delle ore di insegnamento obbligatorie per i ricercatori.

Il mondo della ricerca è sconosciuto ai più, diciamo che è quel posto da cui escono le innovazioni che rendono tanto interessante la società: una cura per qualche malattia, una qualche tecnologia o un modo per risparmiare soldi. L’Italia è il fanalino di coda del mondo “ricco”, 33 ricercatori ogni 10000 persone, pensate che in Giappone ce ne sono 97 e nella vicina Francia 61, cioé il triplo ed il doppio.

La tappa successiva al ricercatore è il professore (assistente e successivamente ordinario). E’ una strana abitudine figurarsi i professori universitari intenti ad insegnare dei corsi incomprensibili a degli sfortunati studenti. Infatti il loro lavoro NON è insegnare, per il semplice motivo che non hanno raggiunto, di solito molto faticosamente, quel posto PERCHE’ sono bravi insegnanti. Questo giustifica sia l’incomprensibilità che la sfortuna. Ma meno male che è così visto che il loro lavoro è ricercare.

Essendo però il lavoro del ricercatore profondamente specializzato, di buon grado l’università accetta di tenere dei corsi altrettanto specializzanti, magari per formare le persone che un giorno saranno propri dipendenti! Questo crea una similitudine, solo formale, con le scuole superiori, ma che non è sostanziale perché di intento differente. Allo stesso tempo crea della gran confusione per tutti.

Per dare un’idea di cosa voglia dire ‘obbligare’ i ricercatori ad insegnare, immaginate che gli idraulici siano obbligati a dare 6 ore settimanali di lezioni sul loro mestiere, sembra sensato? Sono forse diventati idraulici perché sanno insegnare? A loro stessi interessa insegnare? Se la vostra risposta è un triplo no siete sulla strada buona per capire l’insensatezza di questa richiesta.

Sottolineiamo una contraddizione: due aspiranti ricercatori, con le stesse caratteristiche anagrafiche, si presentano per cercare un lavoro, uno, che viene dall’estero in Italia (e questo rende l’esempio un pochino immaginario), ha 10 pubblicazioni, l’altro, italiano, ne ha 7, perché il tempo delle altre 3 lo ha dovuto usare per insegnare. Chi assumete? Se io fossi un manager di ricerca sono obbligato a scegliere il primo, perché ha più pubblicazioni, anche se i due hanno lavorato lo stesso tempo. E come al solito quello che succede è che in Italia si forma della gente che poi non viene assunta, neanche in Italia, proprio per il modo in cui è stata obbligata ad essere formata, proprio in Italia. Che poi è un sinonimo di “darsi la zappa sui piedi”.

Qualcuno dice che per fare ricerca bisogna essere anche bravi ad insegnare, o che perlomeno aiuta. Questo è, chiedete ad un ricercatore, vero solo in parte e non giustifica in nessun modo il dispendio di tempo. Secondo me è una di quelle frasi che la madri recitano ciclicamente ai figli per dire “nella vita è importante sapere ” per poi completare con uno di: “cucinare”, “parlare”, “vestirsi”, “farsi delle amicizie”, “mettere da parte dei soldi”,”gestire una casa”,”tenersi informati”,”prendersi delle pause”,”fare dei lavoretti in casa”, “coltivare degli interessi fuori dal lavoro”, etc.

Arrivati a questo punto critico vi aspetterete che proprio io, autore di questa polemica, sia in grado di darvi la soluzione completa e totale al problema, pena il rifiuto completo di tutto quello che ho detto ed il ritorno a questo sfortunato stato di cose. Per fortuna la soluzione è già stata trovata tempo fa dei miei predecessori: andare a fare ricerca all’estero: più soldi (sia di stipendio sia per la ricerca), più soddisfazioni, più riconoscimenti, più felicità.

Fino al tratteggio e’ la favola originale di LaFontaine

volpe e cicogna

Monna Volpe un bel dì fece lo spicco
e invitò la Cicogna a desinare.
Il pranzo fu modesto e poco ricco,
anzi quasi non c’era da mangiare.
Tutto il servizio in ultimo costrutto
si ridusse a una broda trasparente
servita in un piattello. Or capirete
se, in grazia di quel becco che sapete,
la Cicogna poté mangiar niente.
Ma la Volpe in un amen spazzò tutto.

Per trar vendetta dell’inganno, anch’essa
la Cicogna invitò la furba amica,
che non stette con lei sui complimenti.
La Volpe, a cui non manca l’appetito,
andò pronta all’invito.
Vide e lodò il pranzetto preparato,
tagliato a pezzi in una salsa spessa,
che mandava un odore delicato.
Ma il pranzo fu servito per dispetto
in fondo a un vaso a collo lungo e stretto.
Ben vi attingea col becco la Cicogna
per entro la fessura,
ma non così Madonna Gabbamondo,
per via del muso tondo e non ridotto
dell’anfora alla piccola misura.

A pancia vuota e piena di vergogna,
se ne partì quell’animale ghiotto
mogio mogio, la coda fra le gambe,
come una vecchia volpe malandrina
che si senta rapir da una gallina.
Vuol dimostrare questa favoletta
che chi la fa l’aspetta.
…………………………………………………….

Se non fosse che la volpe disse
alla cicogna ben satolla
“Mai vorrei che briciola sfuggisse!
infila il lungo becco, orsu’ controlla,
forse il fondo e’ ancora pieno!”
Alla cicogna non dispiacque quel disegno
e vi infilo’ la testa di gran lena.
La volpe pronta e lesta l’assali’
e quella divoro’ con la sua cena.
Questa aggiunta dimostra cosi’,
che e’ pur vero chi la fa l’aspetta,
ma se la si fa al furbo
questo senza alcun disturbo
otterra’ con calma oppur in fretta
la ricompensa sua diletta,
che le giustizie mai son sicure
giacche’ vi son due pesi e sue misure!

Fico!

marzo 25, 2010

fico!

fico

fico

emma bonino forever

marzo 24, 2010

ho appena assistito ad una scena comicissima, 23:15, “tribuna politica rai”, che stavo guardando in attesa del film Wasabi (importante precisazione), la presentatrice parla per cinque minuti spiegando le regole della tribuna, ognuno che parla ha 2:30 secondi di tempo, che per venirgli incontro accettiamo di ascoltarli anche a distanza, che tutto è stato deciso dall’agcom, etc…

presentatrice: “adesso parlerà Emma Bonino, la candidata avversaria Renata Polverini non ha potuto partecipare per impegni precedenti, mi dica senatrice, quali sono i problemi del Lazio e come pensa di risolverli?”

Emma Bonino: “mah… questa tribuna politica è indecente e patetica e ritengo che abbia fatto bene la Polverini a non partecipare, tanto la sua campagna elettorale la fa Berlusconi con le sue infinite telefonate ad Uno Mattina e al Tg5…il vero scoop è che i radicali sono ovunque”

conclusione del programma: la conduttrice lista tutti i candidati che hanno rinunciato a partecipare alla tribuna elettorale (cioé cinque su sei, tranne la Bonino)

ecco il link del video (uffa, bisogna installare silverlight…)

magliette anni 80

marzo 19, 2010

Ho individuato queste 3:

Krang dalla dimensione X

krang from dimension X

Il simbolo dei decepticon (molto meglio di quello dei transformers, soprattutto nei films)

Ottieni una vita a supermario bros, riesco a ricordare la musichetta quando ne prendevi una

Schema di telegiornale

marzo 13, 2010

Per nove anni Dadiv Lynch, che ho riscoperto leggendo “Acque Profonde“, seguiva un fumetto su un quotidiano che era disegnato sempre allo stesso modo, ma con la variazione dei fumetti pronunciati al suo interno. Quindi uno schema sempre uguale con la variazione dei contenuti. Il risultato era tipo questo:

L’idea è quella di neutralizzare l’informazione visiva, in quanto è sempre la stessa, e di spostare l’attenzione sul contenuto. Il lettore si abitua, e si aspetta, di vedere sempre li stessi disegni, ma nel contempo una parte, ben precisa, del suo cervello si accende e cerca la novità. Lo stesso trucco viene usato dal Dinosaur Comics, anche se i disegni lasciano decisamente a desiderare.

Anche i servizi dei telegiornali di solito seguono uno schema, e questo video in inglese ne fa un esempio:

Bene, ho cominciato ad accorgermi che i servizi del tg1 sono spesso riconducibili a questo schema…

http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-3faef1b5-36e8-446a-a5ac-b4c16c5fb3ea.html

[update]

non c’è solo “questo servizio”, ma ci sono anche “il titolo di questa canzone“, “il titolo di questo film“.

Regola d’oro

marzo 6, 2010

Leggi il manuale.

Ogni volta che l’ho fatto mi ha salvato. Giusto oggi ho capito che il mio nuovo telefono cordless non era rotto ma subiva l’interferenza della rete wireless.

Leggendo il manuale.

otto centimetri

marzo 4, 2010

Dopo il terremoto in Cile l’asse terrestre si è spostato di otto centimetri. E’ impressionante se si pensa a quanto è grande il nostro pianeta. E forse Dio non esiste.